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mercoledì 25 marzo 2009

Antichi giochi dei bambini altavillesi

Solitamente si è portati a credere che il gioco sia solo un passatempo, un momento di svago adatto soprattutto alla fase della giovinezza. Diversi contributi pedagocici, invece, sottolineano il gioco come luogo e momento privilegiato dell'educazione.

I giochi e gli attrezzi

di Carmine Senatore

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Il gioco era soltanto associato al divertimento, alla ricreazione, il suo caratter ,definalizzato, il suo fuoco centrale costituito dall’attività in se stessa e non dagli esiti e dai prodotti; era il tempo concesso prima di dedicarsi a cose più serie o una pausa dopo impegni di studio, relegato ai margini della giornata scolastica e confinato nella sfera del tempo libero. Spesso assumeva la funzione di premio, di ricompensa e di rinforzo di condotte positive, mentre il suo valore intrinseco era negato e il suo significato autentico disconosciuto. Gli attrezzi dl gioco utilizzati erano materiali poveri ricavati da oggetti in uso nelle nostre case. Così bottoni, mazze di scopa ,un pezzo di legno , pinzette per panni , che noi cercavano sotto i balconi delle case della via Franci , dal lato della Vigna della Corte, camere d’aria di bicicletta usate, rocchetti di legno per cotone, gusci di noci, grazie all’inventiva e alla nostra fantasia, diventavano “mazza e pihuzi”, pistole e mitra di legno, proiettili di gomma, macchinine semoventi, grilletti di pistole, topolini di legni messi a dura dal’immancabile gatto, ospite d’onore delle nostre case. E poi ai giochi senza attrezzi, soprattutto giochi di astuzia e di abilità, nei quali venivano messi in campo agilità e destrezza. Le passeggiate, le “camminate “ in campagna, con gli amici, con le immancabili scorpacciate soprattutto di ciliegie di nocciole, e, persino,da giovani , le corse strada della macchia, che si concludevano con l’immancabile bevuta d’acqua, rappresentavano per noi ragazzi passatempi quotidiani. Durante le passeggiate in campagna si preparavano trappole per uccelli le “grate” e uno stelo d’erba arrotolato in un ricciolo diventava trappola per la cattura delle lucertole. Le pistole e i mitra venivano costruiti con un pezzo di legno su cui veniva messo per il disegno un modello di carta e utilizzando una “sega a giro” ne veniva ritagliata la sagoma. Ad essa veniva aggiunta , come grilletto, una pinzetta inchiodata e tenuta ferma da elastici di gomma, i proiettili,ovviamente di gomma , che venivano lanciati premendo la parte inferiore della pinzetta. I mitra, poi avevano più colpi ,in quanto come grilletti venivano usate due o più pinzette. Tipico gioco che richiedeva precisione era il “ndlis,… ndlos ,….in fossa”. Consisteva nel lanciare soldini ,ormai fuori corso, oppure bottoni ad una buca circolare scavato nel terreno. Ricordo allora che dietro il “Monumento ai caduti” non vi era l’asfalto, per cui era facile ricavarla. Il gioco consisteva nel lancio dei bottoni o delle monete e nell’avvicinarsi di più alla fossa. Il giocatore, che si avvicina di più aveva diritto con tre “zicchiate” , consistenti in tre colpi utilizzando il pollice e l’indice,a spingere il bottone nella fossa. L’arrivo in essa era traguardo e premio. Ovviamente, se non si riusciva , il gioco passava al giocatore successivo e così fino all’esaurimento dei bottoni. Non era raro vedere i pantaloni di noi ragazzi con le brache prive di bottoni. Dai cappotti si ricavano i grossi bottoni , il cui valore era multipli di quelli più piccoli. Valori diversi si davano ai bottoni di ferro. Un altro gioco era “mazza e pihuzo” molto in uso, perche era gioco di abilità e richiedeva attrezzi molto semplici, consistenti una parte di mazza di scopa, lunga una cinquantina di cm e da un altro pezzo lungo una decina di cm con le basi smussate a mo’ di cono. Un giocatore stava con un piede nel circolo del diametro pari al doppio della mazza, in quanto veniva tracciato usando la mazza facendo un giro attorno a sé stesso. Il primo tiro consisteva nel lanciare il “pihuzo” con la mazza. Dopo di che il giocatore che lo aveva scagliato, si metteva nel circolo a e attendeva che l’altro lo lanciasse verso di lui nel circolo-base . Se il “pihuoi” arrivava nel circolo si scambiava battitore, se invece veniva colpito, il battitore aveva a disposizione tre tiri consistenti nel dare una botta ad uno delle basi del piccolo attrezzo e successivamente scagliato con la mazza lontano .Dopo di che veniva valutate la distanza misurata in numero di “pihuzo”. Spesso vi erano contestazioni sulla valutazione, per cui occorreva msrurare la distanza, questa volta con la mazza, multipla del “pihuzo” per accelerare la misura Il numero per la vittoria era prefissato. Vinceva chi raggiungeva per primo il numero prederminato. Questi erano solo due dei numerosi giochi utilizzati da noi ragazzi….Ciò per dare un esempio dei giochi d’allora, che erano semplici nell’esecuzione e richiedenti attrezzi fatti di materiali poveri.. Solleciterei altri della mia età a descrivere giochi e giocatori, anche fatti da adulti nel tempo libero.....

1 commento:

  1. Tiziana Rubano28 marzo 2009 18:32

    Mio padre mi ha parlato di un gioco chiamato "stacce" (non so scrivere in dialetto!) che consisteva nel lancio di pietre piatte a colpire una più piccola dietro cui venivano messi i soldi. Chi si avvicinava di più vinceva la posta in gioco. Una specie di gioco delle bocce rudimentale! Qualcuno lo ricorda?

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