Pubblicato su carta sin dal 1993, è uno dei più longevi periodici dell'area della Piana del Sele e Cilento.
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martedì 9 febbraio 2010

Quant'è diventata moderna la nostra bufala

La nostra bufala moderna
Bufale “sessate”, mozzarella tracciata con il telefonino e centro ricerca a Giungano

Bufale con la predeterminazione del sesso del nascituro, mozzarella tracciata all’origine grazie all’uso del telefonino e lo smaltimento dei reflui e del letame trasformandoli in energia con benefici per l’ambiente ed il reddito dell’allevatore. Sono queste le nuove frontiere dell’uso massiccio, e positivo, delle tecnologie applicate. La Piana del Sele è al centro di queste varie atività. Si comincerà a discuterne il 10 febbraio del 2010, con inizio alle ore 17, presso la Masseria Spinazzo di Capaccio, dove verrà presentato il primo seme sessato al mondo di bufalo di razza mediterranea italiana, disponibili già in commercializzazione. I maggiori specialisti della materia, i professori Giuseppe Campanile e Luigi Zicarelli, con Giorgio Presicce dell’Istituto Superiore di Sanità e Massimo Palladino della Mignini & Petrini.
In prima fila sono le aziende ''Centro Tori Chiacchierini'' di Perugia e per L''Azienda Agricola Casabianca'' di Fondi Latina. L'evento unico, segna una svolta epocale per l'allevamento bufalino, grazie a ciò gli allevatori potranno scegliere se far nascere femmine o maschi dalle proprie bufale
Finalmente si potrà dimezzare i tempi per il miglioramento genetico e far crescere velocemente, il potenziale zootecnico tipico dell'Italia , dando agli allevatori la possibilità , in un momento difficile per tutta la zootecnia, di aumentare il proprio reddito aziendale aumentando sia le produzioni di latte, che quelle derivanti dalla vendita del proprio materiale genetico con chance ulteriori rispetto al passato . Finalmente l'allevatore potrà decidere quanti maschi far nascere nel proprio allevamento, in base alle proprie necessità, evitando perdite economiche derivanti da essi e concentrando cosi le proprie attenzioni all'allevamento delle femmine, fonte di sicuro reddito L'allevamento italiano tipico, taglia il traguardo prima degli altri e lo fa in anteprima mondiale anticipando tutti , utilizzando risorse proprie, senza appesantire la collettività di aggravi ulteriori. Giuseppe Morese, storico allevatore e caseario di Pontecagnano così sintetizza i benefici: “1) aumento della popolazione femminile. 2) ripristino veloce della mandria in corso di risanamento sanitario. 3) velocizzazione dei tempi per il miglioramento genetico (i tori verranno testati più celermente e ci sarà una più ampia possibilità di scarto aziendale ovvero più latte con meno bufale e quindi aumento del reddito aziendale). 4) contenimento delle nascite dei maschi aziendali alle reali necessità”.
Un altro passo in avanti è rappresentato dalla possibilità di “tracciare” la provenienza della singola “busta” di mozzarelle che d’ora in poi potrà avere a disposizione il singolo acquirente. Il primo test di utilizzazione è stato compiuto presso “Vannulo”, la nota azienda di Antonio Palmieri. Racconta Francesco Marandino, direttore generale di “Penelope Spa”, un’azienda di alta tecnologia: “Come imprenditori campani, ma allo stesso tempo proiettati sul mercato globale, noi di Penelope Spa, impresa del settore Ict in partnership con il Dipartimento di Matematica dell' Università di Salerno e il Dipartimento di Ingegneria dell' Università del Sannio, abbiamo risposto a un bando pubblico emanato dalla Regione un Por per il finanziamento di programmi di trasferimento tecnologico e sviluppo precompetitivo. Il nostro progetto, denominato "Value Go", prevede la realizzazione di una piattaforma tecnologica per supportare i processi di monitoraggio della qualità dei prodotti agroalimentari dalla produzione alla vendita al dettaglio. Il progetto, infatti, tramite la tecnologia Rfid, permette a un produttore (inizio filiera) di inserire, in fase di packaging, tutti i dati relativi al proprio prodotto; mentre il consumatore (fine filiera), mediante l' utilizzo di un normale telefono cellulare, può conoscere, prima dell' acquisto, tutte le informazioni utili a identificare il prodotto selezionato e a verificarne la genuinità (sistema di tracciabilità integrato). Il "case study" sul quale si è sviluppato il progetto pilota si è svolto presso il più importante produttore di mozzarella di bufala biologica della regione Campania e cioè Tenuta Vannulo di Capaccio Scalo, che ha messo a disposizione le proprie strutture per il tracciamento di tutta la filiera della produzione della sua mozzarella di bufala. Tutte le informazioni sono reperibili sul sito www.valuego.net.
Il comune di Giungano ospiterà il centro di ricerca pubblico, che certificherà il digestato-concime per arrivare alla certificazione ambientale territoriale, attestando la salubrità dei suoli dall’inquinamento da nitrati e di conseguenza l’alta qualità del latte di bufala e della mozzarella di bufala proveniente dai territori certificati.
Il punto su tutte le iniziative verrà fatto venerdì 5 febbraio 2010, alle ore 16.30, presso la sala conferenze della BCC in Capaccio Scalo, si terrà l’incontro-dibattito dal tema “Il territorio e la filiera lattiero-casearia: dallo smaltimento dei reflui zootecnici alle iniziative di promozione”, con la presenza dell’on. Paolo De Castro, parlamentare europeo, Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale dell’Unione Europea. La partecipazione dell’importante esponente politico sarà l’occasione per il territorio e per i tanti operatori del settore zootecnico e lattiero-caseario di discutere sulle attuali questioni che interessano il comparto.
Oreste Mottola

Italiani di Germania - di Marco Ciriello

Gli italiani di Germania macerano in attese disperate e vivono appesi ai ricordi. Hanno la febbre dei naufraghi, case umide nei paesi di origine dove immaginano di dormire da vecchi e un rimpianto per tasca. Imprudenti e avventurosi come mercenari si sono lanciati altrove pur di trovare pace ma sono mosche dimenticate in stanze lontane. Composti e sorridenti, li riconosci subito: sono tedeschi con i pacchi che avanzano in gruppo davanti alla stazione di Stoccarda. Una processione senza santo, sotto un cielo che è la tonaca sciatta di un prete di campagna. Donne, uomini, bambini: in comune gli occhi lucidi. Se li guardi dentro e bene, ti turbi per lo spavento. Si sono spinti avanti per riscrivere il passato fino a perdersi e quando c’è qualcuno che torna non vorrebbero perché sentono che gli rubi un desiderio. Loro saltano un turno ancora, sono passati a salutare ma fra poco sarà di nuovo fabbrica, produzione, stanchezza. Il pullman invece è giostra, sicurezza perché dice rotta per casa. Il mio viaggio è cominciato la sera prima, con una allegra cena in compagnia ed è andato avanti fino a tarda notte per le strade di Stoccarda tra fabbriche e bar, boccali di birra disperata e promesse di pranzi epici. E solo l’alba mi ha restituito la sobrietà necessaria per raccontare. Nella testa ancora le loro voci, gli occhi bambini davanti al biliardo e una pioggia di ricordi. C’è Peppino Calò, baffi bianchi, coppolone e allegria contagiosa, che ha sposato una tedesca e rassegnato mi dice: «non torno più». O Rocco che sembra un console romano e si lamenta dei nuovi italiani che vengono: «incostanti e perdigiorno». Lui, denti stretti, vita rigorosa in fabbrica, e figlio uguale. C’è Lorenzo che gioca e non parla. Ogni tanto arriva uno dei loro figli griffato Dolce&Gabbana che parla il nostro dialetto come un lombardo, passa, saluta e scompare. C’è anche chi non vuole dirmi il nome ma solo lamentarsi. Si sono passati la voce, vengono timidi, si accertano che sia proprio io e poi si sfogano. Mi sento un impiegato russo mandato in missione in un paese fratello, costretto a compilare una lista di desideri che nessun ministro leggerà. Le cose che non vanno: i turchi, l’unificazione tedesca, i greci, l’euro, l’affitto delle case, il colore del cielo, le auto italiane, i padroni tedeschi sì ma non troppo, la politica della Merkel, la politica di Schroeder, la lontananza della statua di Padre Pio, la politica di Prodi, le risposte del consolato italiano, i preti tedeschi, la tv tedesca, la polizia tedesca, i ritardi italiani, l’invidia, la difficoltà di fare carriera, la lontananza di Napoli, gli islamici, troppo freddo, troppa neve. Mi sa che per vincere le ultime proteste tutto il mondo ci sta già lavorando tranne il povero Al Gore che difende il normale corso delle stagioni, ma non lo dico. Annoto silenzioso nel chiasso del bar. Quando partiamo sono le nove del mattino e nel pullman rimane il dolore degli italiani di Germania, salito senza rincorsa alla stazione di Stoccarda. La nuova coppia di autisti non ha esperienza diretta di emigrazione ma una schiera di parenti in giro per la Svizzera. Sono entrambi di Castelnuovo di Conza provincia di Salerno, Antonio Urciuolo che oscilla fra sarcasmo e rigore e Rocco Caggia che mi fa leggere le sue poesie e confessa amore per Franco Califano. Il pullman non è zeppo come all’andata ma farà il pieno di gente il Svizzera. Questo il catalogo: due vecchine, fresche di permanente per la bella figura in paese che dormono senza interesse per il paesaggio, un avvizzito don Lurio dedito solo al fumo, un obeso triste affascinato più dal sistema meccanico di un autolavaggio che dalla mia curiosità e quando sto per rinunciare e tornare a leggere le poesie di Rocco, mi salva la rabbia di Armando (33 anni) barba rada, giacca di pelle e niente cognome. Cinque figli in Italia, una vita da ricostruire, aveva perso tutto a carte, partito per rifarsi, ancora un po’ e tornerà vincitore in paese, con i sacrifici fatti in sei anni riaprirà la sua attività in Italia. Mamma austriaca e un odio atavico per i tedeschi nonostante la scommessa vinta. Tutta un’altra storia per la calma di Rocco Garofano (51). Una vita in Germania partito dopo la morte del padre nel 1973 da Trevico come l’operaio di Ettore Scola. Ha fatto il falegname e non si pente. Parla saltando sulle parole come i calciatori ma con più poesia. Dice: «braccia mie-lavoro, cuore mio è per giù, ma moglie è su». È sempre riuscito: a tornare a casa per il pranzo – è questo il suo vanto – a non dimenticare la faccia dei suoi amici e a correre per le strade appena torna in paese. «Conosco il vento», mi dice sorridendo e battendosi il petto, non lo metto in discussione. Di fianco ha Vanessa Fieravanti, tutta vestita nike, venti anni e troppo fard. Torna a Calitri per la patente: «costa meno». Parrucchiera e donna delle pulizie a Stoccarda, stravede per la De Filippi, Gatto Panceri e Nek. «Nessun disagio escluso i problemi economici», ironizza. E poi c’è Antonio la bocca senza denti e il tedesco imparato sui fumetti, che scende per organizzare il matrimonio di sua figlia in agosto: «va bene la cerimonia all’estero, ma per mangiar si deve tornare a casa». Il resto è autostrada. A Freiburg scene da neorealismo: bimbe con fazzoletto in testa e cappottino rosso, abbracciano affrante la nonna che torna a casa e per fortuna c’è un nano arrampicato su un segnale stradale per salutare una moretta quindicenne che non dirà nemmeno una parola sedendosi dietro il don Lurio fumante. In Svizzera il pullman diventa qualcosa che sta tra Bocca di rosa, il circo, una madeleine e il Rex felliniano. Per ogni città c’è qualcuno che accorre alle fermate, non importa il motivo: una lettera, un saluto, un caffé o anche solo per guardarlo passare. E questo lo capisco a Lucerna quando il pullman bianco della Di Maio si ferma sul lago di fronte al Kunstmuseum di Jean Nouvel e lì c’è Amato (53) gommista di Morra De Sanctis: «sono venuto a pagare il caffé e a sentire il mio dialetto». Un legame sottile come la copertura del Kunstmuseum che sembra proteggere la città oltre il lago. A me questa storia del pullman ricorda quella del pavone innamorato di una pompa di benzina, è bizzarra solo se non si assiste alla scena. Tra Bellinzona e Lugano cala la notte mentre la strada corre alta su una distesa di luci. Abbiamo superato laghi e musei di Mario Botta che avevo visto solo sulle riviste. Il mio compagno di viaggio è Damien Rice e l’incontro più bello della giornata su un autogrill nei pressi del San Gottardo sotto una enorme astronave rossa che sembra partorita da Dante Ferretti: è con Franco Lettieri (uguale uguale a Henry Fonda) il decano della tratta, un direttore di circo che tiene le fila di uno spettacolo che volge al termine, ma che ogni giovedì e sabato regala allegria a questi naufraghi sprassolati persi nel cuore dell’Europa. È già notte quando vediamo le Alpi, perdendo la bellezza aguzza e la pulizia delle forme. A quest’ora appaiono solo come ombre scure all’orizzonte, Dee severe e incuranti che attraversiamo in silenzio. Poi è sonno, camion e voce roca di Tom Waits dal mio mp3. Arrivo a Calitri alle otto del mattino. Cammino fino a raggiungere la parte vecchia del paese, passo sotto le alte mura di contenimento: cemento e laterizi, erba e case imprigionate. Non c’è il solito vento, prepotente spirito che domina il paese, ma solo un vuoto enorme. Giro in solitudine fra case chiuse e altre in costruzione. Ogni tanto scorgo il viso di qualche vecchia nerovestita – spiarmi dai vetri – incorniciato da una corona di santi e una cucina Ikea. Di fronte al municipio su un vecchio muro c’è la soluzione, il cartello arrugginito della “Singer”, macchine per cucire.

Il Sele, le acque della storia e dell'economia della Piana - di Oreste Mottola

"C'era da difendere la lontra, l'airone cinerino e altre 185 specie di uccelli censiti". Parole di Giampiero Indelli, il fotografo naturalista che nel 1977, sulle rive del Sele, ideò e realizzò la prima oasi naturalistica meridionale. "La grande foresta di querce di Persano [che] getta attraverso un buon terzo della piana, a metà strada tra Eboli e il mare, una macchia di verde scuro, il cui effetto è molto sorprendente". Lo scrisse nel 1883, Lenormant, studioso e viaggiatore francese di passaggio da queste parti. In età moderna la zona appartenne a Maddalena Sanseverino che ricevette l'investitura nel 1532 con un atto di Carlo V. La principessa dovette subire anche un ratto che si concluse con il matrimonio con il suo rapitore, Giulio De Rossi di San Secondo di Parma. Verso la metà del Settecento la zona passa dai De Rossi direttamente ai Borbone. Attività venatoria ed allevamento del cavallo Persano, ecco le utilizzazioni che proseguiranno fino all'unità d'Italia. "In mezzo al bosco è questa reale casa edificata dal re, di pianta a guisa di convento di frati. Ognuno di noi ha la sua cella. E' buona abitazione e certamente la più comoda di tutte le case del re", scrive nel 1757 Bernardo Tanucci, il primo ministro. Con i Savoia, debellata la presenza brigantesca, prevale l'aspetto militare, caratteristica mantenuta fino ad oggi con le tre caserme: Cucci, Ronga e Capone e le attività della brigata Garibaldi dell'Esercito Italiano. Al di sopra del ponte sul Sele è il regno della natura. Spicca la diga sul Sele. L'opera inaugurata nel 1932, costituisce uno sbarramento mobile per fare sollevare l'acqua in modo da essere incanalata e trasportata per gravità agli impianti d'irrigazione della Piana del Sele per oltre 250 milioni di metri cubi. Tutta la filiera produttiva dell'allevamento bufalino e della mozzarella e dell'ortofrutta, poli produttivi d'eccellenza nazionale, devono la loro vita a quest'acqua benedetta. Il rallentamento dell'acqua fluviale ha consentito la formazione dell'area umida che è diventata l'"Oasi di Persano", da trent'anni gestita dal Wwf. Questo è il più importante bacino idrico nazionale creato dall'uomo con l'utilizzazione di tecniche idrauliche solo meccaniche che attirano ingegneri idraulici da tutto il mondo, soprattutto cinesi ed indiani. La regina è la lontra, il rarissimo mammifero terrestre. "Il 90% dei visitatori viene per vederla – ci dice Remigio Lenza, guardia dell'oasi - . Quasi nessuno ci riesce, dato il carattere elusivo di questo mustelide. Io l'ho vista l'ultima volta l'anno scorso: in pieno giorno, una rarità, mentre usciva fuori dall'acqua a lisciarsi e grattarsi su una piccola spiaggetta di fronte al capanno. Poi con un tuffo è tornata in acqua: quando nuota si vede emergere solo la testa. Una delle emozioni più belle della mia vita".