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domenica 13 giugno 2010

Gli altavillesi sono pronti al cambiamento?



Caro Sergio, mi fa piacere leggere le tue opinioni espresse con la franchezza che ti contraddistingue e mi fa altrettanto piacere constatare l'onestà intellettuale con cui ti poni l'ultima domanda del post: "Gli altavillesi sono pronti al cambiamento?". E' una domanda che mi sono posta anch’io in maniera ossessiva in queste ultime settimane e sulla quale ho raggiunto alcune mie conclusioni personali.
Io credo che continuare a cercare compromessi sia un atteggiamento che porta fuori strada rispetto a un discorso politico puro e, in fondo, realistico, come ci hanno probabilmente dimostrato le ultime vittorie elettorali. Mi spiego meglio.
Parlando con diversi altavillesi, ho sentito ripetere spesso queste parole: “Gli altavillesi votano chi va a fare loro la puntura a casa o chi costruisce loro la stradina sotto casa”.
Altavillesi giudicati alla stregua di pecore egoiste, gregarie di un pastore cinico e lucido nel suo calcolo accurato dei voti.
Altavillesi che votano il parente o il parente del parente, totalmente insensibili a una proposta amministrativa seria.
Altavilla come un insieme di tribù o clan che contano tanto più quanto più ampie sono le famiglie che li compongono.
Altavilla che diventa, allora, un bacino di papabili amministratori giudicati tali in virtù di appartenenze alle vecchie volpi della politica altavillese, i ‘potenti’, la ‘casta’ di sempre.
Ecco come giudica gli altavillesi chi cede alla tentazione del compromesso. Una tentazione che ha sfiorato anche me, devo essere sincera, ma per poco e spiego perché.
Innanzitutto, mi rifiuto di considerare il popolo altavillese così culturalmente arretrato. E, ammesso anche che lo sia davvero, agire come pastori che cercano di condurre all’ovile questa folla cieca e disorientata non è un atto di amore nei suoi confronti, non è volontà di dare ad essa un futuro realmente diverso, realmente lontano da certe logiche.
Le logiche del clientelismo, degli appalti dati sistematicamente al parente o al prestanome, quelle dei soldi dei finanziamenti pubblici che finiscono, prima di completare il progetto, in qualche ‘perdita’ della filiera, quelle delle percentuali sulle manifestazioni pubbliche, quelle delle promesse o delle opere pubbliche arrabattate qualche mese prima delle elezioni a fronte del lungo nulla assoluto, dell’abbandono di un’intera comunità a partire dal primo elemento di civiltà: la sicurezza delle strade e la vivibilità di un centro storico soggetto a crolli e in maleodorante rovina. E ancora, quelle del portare avanti progetti che non recano sviluppo a tutti ma solo a sé o alla propria famiglia o a pochi ‘fedeli’ intimi. E. ancora, quelle dell’incuria del patrimonio culturale, che è l’anima di una comunità ma che può esserne anche la fonte primaria di ricchezza (in termini di indotto turistico), nell’economia attuale. Un discorso che qualsiasi amministratore onesto di un territorio a ridosso della Paestum famosa in tutto il mondo e dello strepitoso territorio del Cilento non potrebbe non fare. Quelle stesse logiche che portano i giovani a scappare via per guadagnarsi da vivere, esattamente e inesorabilmente come un secolo fa.
Credo che il compromesso non convinca più la gente di Altavilla. Credo che Altavilla voglia sentire discorsi diversi, impegni convincenti, vedere la passione negli occhi e nelle voci e occhi e voci nuovi che la trasmettono, questa passione. Ora come prima dell’elezione di Di Feo, che ha vinto in buona parte – qualcuno lo può negare? – per la novità e la freschezza del messaggio che portava.
La gente di Altavilla non è stupida. E intuisce se dietro a un bel programma ci sono persone collegate con il passato o con personaggi del passato invischiati nella melma delle logiche di cui sopra.
E allora, sì, disillusa voterà così, in maniera familistica e clientelare. Ma, a quel punto, cos’altro potrebbe fare?
Caro Sergio, un vero politico deve spezzare il circolo vizioso di queste logiche. Un vero politico deve essere disposto a rischiare di perdere al costo di fare un’opposizione seria. Deve essere pronto alla sconfitta totale in nome della mentalità nuova che vorrebbe vedere nella sua gente. Un vero politico ha idee e proposte di realizzazione, non intento machiavellico di vittoria a tutti i costi.
Un vero politico fa politica sempre, da vincitore e da vinto. Un vero politico non pensa a vincere ma a cambiare una mentalità, se ce ne fosse bisogno, anche lentamente, e con la sola forza di posizioni radicali e libere dal compromesso col passato. Un passato, quello altavillese, che con il compromesso è sempre andato a braccetto, portandoci esattamente qui dove siamo ora.
Sì, Sergio, la gente di Altavilla è pronta. Pronta ad essere accompagnata, con rispetto e pazienza, verso il cambiamento. Fare politica – intendo politica vera – ad Altavilla, in questo momento storico, vuol dire proprio questo.

4 commenti:

  1. sergio di masi15 giugno 2010 20:48

    Tutto bello e tutto quasi giusto, cara Diomira. Le tue sono le parole di chi, esattamete come me è arrabbiato per come vanno le cose e vorrebbe cambiarle radicalmnte. Per fare questo però ci vorrebbe una vera e propria rivoluzione culturale e politica che credo per adesso non sia alla nostra portata. E' molto più semplice sparare a zero contro tutto e tutti in nome della propria "ideologia pura" che porsi il dubbio di come andrebbero le cose se si scendesse a compromessi, se si agisse dall'interno. La politica del resto non è proprio questo: mediare tra più posizioni, cercando la giusta sintesi. Se non avviene questo siamo di fronte ad un regime. Il buon politico è colui che riesce ad imporsi con le proprie idee, la dialettica, le capacità ecc ecc, restando comunque pulito. E' facile, cara Diomira fare come alcuni nostri compaesani duri e puri che per hobby criticano ferocemente qualsiasi iniziativa senza fare proposte alternative (per evidente incapacità neuronali..). Tu, per fortuna non sarai mai come loro perchè hai il giusto senso critico e sorattutto sei propositiva. Gli altavillesi credo anche io siano pronti al cambiamnto, ma non allo "stravolgimento", quindi attenzione perchè si rischia di fare gli "oppositori di mestiere": tante belle parole ma fatti concreti zero.

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  2. Capisco il tuo discorso fino a un certo punto. Se la politica è diplomazia, è però innanzitutto un insieme di valori. Certo, ci vuole coraggio ad affermare certe idee di rottura e a portarle avanti, sì, da oppositori, se necessario, pronti a riconoscere lealmente che i tempi non sono probabilmente maturi per la propria proposta.
    Dopo tutto, anche fare una buona opposizione è fare politica. Cosa che - lo sappiamo tutti - non è avvenuta durante gli ultimi mandati amministrativi altavillesi.
    Lo so, sembrerò un'oziosa idealista. Ma credo che siamo giunti a questo livello di dissolutezza e di abbandono proprio perché gli ideali ce li siamo dimenticati. Il disinteresse civile li ha seppelliti definitivamente. La rassegnazione ha suonato il requiem, archiviando ogni speranza per il futuro. E quello che oggi percepisco, con grande tristezza, è proprio tanta rassegnazione.
    E' vero, come tu dici, che la politica è anche fatta di diplomazia, purché però il compromesso non sia tale da snaturare il progetto.
    Forse occorre metterci tutti un po' più in gioco e avere meno paura dei 'mostri sacri' della politica altavillese, iniziando a dissacrarli. Come? Facendo discorsi coraggiosamente diversi. Il compromesso questi discorsi - e lo dico con amarezza - li zittirà con una inevitabile censura preventiva. Conseguenza? Nulla cambierà.
    Mentre io vorrei dire un domani ai miei figli: "almeno ci ho provato".
    Mi piacerebbe assumermene la responsabilità ma, se non credo nel compromesso, non credo neppure nelle voci che cantano, isolate e stonate, fuori dal coro.
    Occorre invece un cavallo di Troia. E un gruppo di persone che decida di saltarci dentro.
    Il primo "fatto concreto" di cui tu parli sta proprio nel metterci la faccia e rischiare. Non saprei proprio indicarne un altro.
    Le parole sono l'inizio: l'impegno a cui fanno seguito i fatti.
    Io vorrei, nella prossima campagna elettorale, sentire l'impegno. Quello vero.
    Diversamente, mi spieghi come potrei aspettarmi dei "fatti concreti"?

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  3. Con quale coraggio il Sig. Sindaco dopo (10)dico dieci anni fa la morale a chi. Si è vero gli altavillesi nn sono stupidi, sono finiti i tempi delle belle parole e della buona dialettica ma di fatti? . Se il centro storico è un degrado, se le chiese non sono riaperte, se la cultura è andata a farsi benedire, se i giovani scappano dal paese per cercare di trovare lavoro in altri posti ci sarà pure un responsabile di tutto questo degrado. Dieci anni fa nel 2001 si promise che i giovani sarebbero rietrati nelle proprie case alle proprie famiglie perchè sarebbe stato dato un posto di lavoro è successo? mi sembra di no. Si dice che la politica è pulita diceva uno scrittore francese, (che Mussolini prese alla lettera), il popolo deve credere ma non sapere. E' arrivato il momento che il popolo deve sapere per credere. Vogliamo parlare di compromessi? ci vuole una bella faccia tosta.
    Scusatemi se non mi firmo non voglio dialogare con certi personaggi politici.

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  4. Certo, iniziare a metterci la faccia renderebbe più forti queste affermazioni e ci aiuterebbe forse a diventare quella comunità che non siamo più (o non siamo ancora). E, chissà, magari ci consentirebbe di fare anche delle cose insieme.
    Francamente ritengo che nel nostro comune ci siano troppi bravi spettatori e lamentatori. Se è vero che teniamo a far crescere il nostro paese, dovremmo forse fare tutti qualcosa in più, non credi, Anonimo?

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