Pubblicato su carta sin dal 1993, è uno dei più longevi periodici dell'area della Piana del Sele e Cilento. La Collina degli Ulivi online vuole essere ancora di più un luogo di informazione, ascolto e diffusione di idee, anche attraverso l'interazione in tempo reale con i suoi lettori in ogni parte del mondo.
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domenica 23 ottobre 2011

Il privilegio di noi silentini...


Un privilegio di Altavilla è quello di  racchiudere all’interno del proprio territorio una singolare rappresentazione del variegato mondo della provincia salernitana e non solo. Risalendo per il corso del Sele si può arrivare fin nell’Irpinia e da qui verso la Lucania e i granai pugliesi. Dalle sponde del  Calore si incontrano gli Alburni e poi il cuore del Cilento. Facendo una deviazione su per il passo della Sentinella siamo nel Vallo di Diano. Sono i percorsi della storia del passato ma anche dell’economia moderna. Dalla piazza del paese silentino  basta portarsi verso il Piano delle Rose o Tempa della Guardia per trovarsi ad un palmo di naso dai tre quarti dell’intera provincia che osservi dall’alto. Altavilla è una comunità che naturalmente si è aperta agli scambi con chi vive ed opera nei dintorni.  Almeno la metà dei nostri cognomi ci raccontano storie di immigrazione dai paesi vicini. A partire da queste tracce che stanno dentro la nostra memoria collettiva il nostro istituto di credito locale non poteva non fare la scelta di operare in orizzonti che superassero i nostri confini comunali. Alle nostre spalle, verso gli Alburni e lungo il corso del Calore, quasi aderendo al percorso dei pastori transumanti conosciuti più dai nostri nonni che dai nostri padri. Davanti, l’opzione più recente, quella che ha dovuto attendere la bonifica dalla palude, per  tornare a guardare verso le aree una volta popolate dagli etruschi. A Scalareta, per chi non lo sapesse, ci sono loro tracce . Verso il Sele abbiamo sempre guardato: non a caso al nostro nome è stato aggiunto, non a caso, un “silentino”.  I nostri meloni si andavano a vendere a Campagna e ad Oliveto. E’ il futuro che c’interessa: è lì che vivremo il più a lungo possibile. Ci sono nuove sfide: l’apertura internazionale che ci assicurerà un aeroporto finalmente aperto; la fruizione turistica dei nostri ambienti ancora ad alta ruralità; un’agricoltura sotto il segno della migliore ortofrutta d’Italia e di un’allevamento bufalino di qualità; dei beni culturali da utilizzare seriamente. Su questi aspetti c’è bisogno di dell’apporto dei migliori.

Oreste Mottola     (*)
*giornalista, collabora a "Il Mattino" ed è attualmente condirettore del settimanale “Unico”

Due nuovi giornali locali si preparano a debuttare ad Altavilla.

Due nuovi giornali locali si preparano a debuttare ad Altavilla. Il primo nascerebbe intorno al movimento politico guidato dall’avvocato Michele Gallo, “Altavilla Aperta”. Nel  corso di una riunione è stato reso noto che è” in avanzata fase di studio” un giornale ed un’associazione culturale. Bocciata l’idea di coinvolgere soprattutto quanti, come ha spiegato Antonello Scorziello:  “hanno guardato con simpatia alla nostra proposta ma poi non ci hanno votato” è prevalsa l’idea di “un foglio militante e di propaganda”. Questa  sembra essere  l’intenzione di alcuni tra gli ex candidati alle elezioni comunali. I consiglieri comunali Gallo e Amoroso,  con  Antonello Scorziello, si sono spesi perché passasse l’ipotesi del giornale aperto a tutte le opinioni ma il gruppo sembra orientato in maggioranza verso un vero e proprio giornale “della lista”. La discussione è ancora aperta. Non ci sono ancora precise scelte tecniche ma filtra l’ipotesi di una periodicità bimestrale, della direzione responsabile da proporre a Diomira Cennamo, che in redazione dovrebbe essere affiancata da Alfonso Verruccio e Franco Benedetto.  Nessuno dei tre era presente alla riunione e quindi il loro grado di adesione al progetto è da definire.
Il secondo giornale nasce lontano dalle forze politiche locali, sia di maggioranza che di opposizione. Erediterà, quasi sicuramente,  la testata de “La collina degli ulivi” che gli sarà concessa in uso dagli attuali legali detentori. Con la regia di un conoscitore attento del mondo giornalistico e culturale locale qual è Oreste Mottola è stata redatta una lista di collaboratori con novità ed esordi. “Saremo distinti e distanti dal mondo politico locale che certo non entusiasma – dice Mottola – così come ci distingueremo da quelle associazioni, molto cartacee, dove non esiste una vera vita democratica interna. Racconteremo, e daremo spazio,  all’Altavilla che nonostante tutto si fa onore e va avanti”.

giovedì 9 dicembre 2010

Scomparso Benito Ingenito, editore del Giornale di Eboli

Benito Ingenito, editore del Giornale di Eboli, è scomparso nei giorni scorsi. Così vogliamo ricordarlo...

Al mio amico Benito
di Diomira Cennamo
"Devo darti una brutta notizia". Questa volta, la notizia, riguardava te.

A volte le parole finiscono. E a te, alla persona che mi ha permesso, con una fiducia mai prima conosciuta, di rendere pubbliche le mie parole sull'agognata carta e di acquisirne il titolo, voglio dedicare un'immagine. L'ho vista in questi giorni, i giorni in cui sei andato via da questo mondo caotico, dove le notizie, belle e brutte, non mancano. Mi piace pensare che dietro a quel blu, sullo sfondo dei nostri affanni, ci fossi tu.

La tua dolce determinazione e la tua mite allegria mancheranno a molti.

Grazie di tutto, Benito.







A Benito

di Tiziana Rubano

Da giorni lo cercavo per parlargli, il cellulare spento. Non richiamava. Strano, non è da lui, ho pensato, sempre così preciso, attento, educato. La solita mail mensile in cui comunicava la chiusura del giornale con la preghiera di affrettarsi nell’invio degli articoli non arrivava. Insolito. Potere del social network, apro, un saluto di un collega, lo scopro così. Povera illusa convinta di aver azzerato con internet la vile distanza. Uno scarto di ore e la certezza che essere lì è altra cosa. Aspettavo una chiamata mentre Eboli già lo piangeva. E oggi lo piango anch’io, sola dove nessuno lo conosce, mentre leggo l’ultimo suo regalo, la presentazione della mia rubrica “L’IBRIda” e salvo in un file unico le mail e i suoi messaggi per fingere che sia sempre lì, con l’agenda sotto il braccio e la cravatta colorata, a organizzare dibattiti. Non ti preoccupare, sii ottimista, non è un problema, risolviamo, le parole che ricorrono in quei brevi dialoghi in rete per rendere più sereno il mio percorso di formazione. Negli ultimi tempi però era lui a chiedere, a informarsi, e solo ora capisco. Caro Benito come rimpiangerò quel caffè non preso, quante volte rimandato per la mia solita fretta! Ne berrò uno nel bar che sai, pensando a te, alla fiducia incondizionata che mi hai donato senza conoscermi, alle porte che con un semplice gesto mi hai spalancato, alla tua umanità, così rara, al tono paterno della tua voce. Ora brancolo nel buio senza appigli a cui aggrapparmi. Guida la mia penna anche da lassù. Ciao Benito, che vuoto.

Sagra della Cultura: sinergia per il recupero della chiesa di San Biagio

di Gerardo Di Verniere

Sagra : questa parola ha monopolizzato le manifestazioni di presunta promozione turistica di quasi tutti i paesi del nostro comprensorio, manifestazioni che, tranne rarissimi casi, si limitano a proporre degustazioni, spesso di dubbia qualità, di prodotti  che a volte non  ci appartengono (sagra dello struzzo, sagra della birra etc.).


Il prezzo accessibile completa poi l’opera facendo affluire nei nostri paesi una massa di visitatori, attratti dalla prospettiva di saziarsi con pochi euri,  che  nemmeno si accorgono delle bellezze del posto che li ospita e lasciano solo il degrado disseminando stoviglie di plastica dappertutto, anche su quei monumenti che ne testimoniano la storia e la cultura.


Compiuto il rituale e dandosi appuntamento alla prossima sagra ci lasciano  per ritornare, solo dopo un anno,  se la sagra mangereccia si ripete. Con questo sistema i nostri paesi vengono ricordati non per quanto hanno di bellezza naturalistica, di arte, di storia di tradizioni ma per un prodotto alimentare al quale sono, riduttivamente, abbinati ( il paese del peperone, della melanzana, della cicerchia etc.), quale fosse l’espressione unica degli sforzi produttivi di quel posto.


Per i più, che identificano con il termine sagra l’abusata celebrazione gastronomica di prodotti alimentari, l’accostamento di questa parola con la cultura potrà sembrare quantomeno blasfemo e fuori luogo. In verità  la parola “ sagra” individua una festa popolare con intento celebrativo ed educativo( già in passato è stata usata per celebrare cose e fatti ben diversi da quelli alimentari).


In effetti il primo scopo di questa manifestazione  è proprio quello di riappropriarci di radici e tradizioni culturali che  hanno da sempre contraddistinto il nostro paese e che ci hanno permesso di fregiarci del prestigioso titolo di “città”. Questo è un messaggio rivolto soprattutto alle ultime generazioni, cadute in una insolita apatia, che si limitano, quasi esclusivamente,  a sollevare problematiche servendosi soprattutto di internet,   demandandone la risoluzione ad altri. Recuperiamo la capacità di essere noi stessi attivi ed autonomi nell’intervenire,  contribuendo direttamente a migliorare la vivibilità di questo posto che tutti dichiariamo di amare. Troppa gente, specie in prossimità di tornate elettorali, dichiara amore per questo paese , quasi nessuno dimostra poi  di averne nei fatti concreti.


La promozione turistica del posto rappresenta, logicamente, il secondo scopo della manifestazione. Altavilla Silentina è sicuramente uno dei territori con maggiore ricchezza e varietà di peculiarità turistiche , qualità poco sfruttate anche perché è un paese poco conosciuto; questo in gran parte è dovuto ad un motivo geografico in quanto, principalmente il capoluogo,  non è ubicato su importanti direttrici di passaggio : per Altavilla non si transita, bisogna venirci apposta.


Il tentativo di questa manifestazione è anche quello di attivare un flusso di  “visitatori di qualità” in grado di cogliere le peculiarità del territorio e divenire, di conseguenza, un’importante cassa di risonanza in grado di colmare, almeno in parte, le lacune appena evidenziate.


Ultimo scopo, ma solo in ordine cronologico, è  reperire dei fondi da destinare alla riapertura della Chiesa di San Biagio, un gioiello del barocco che amiamo paragonare ad uno  scrigno pieno di arte, storia, tradizioni e religione.


Gioiello riportato, quasi interamente, all’antico splendore, come si può evincere da questa foto.


Al nome “SAGRA DELLA CULTURA” avrete certamente notato l’apposizione di un sottotitolo particolarmente significativo: Sinergia per il recupero della chiesa di San Biagio. Questa manifestazione mira infatti  anche a recuperare un momento di reciproca collaborazione da parte di un associazionismo, portato ad una vocazione solista, e di una  cittadinanza  che, contrariamente a quanto accadeva in passato, è poco incline a partecipare attivamente  a qualsiasi manifestazione. Voglio ricordare che la vera forza trainante delle prime edizioni di “Atmosfera Natalizia” è stata la partecipazione attiva di tutti  alla riuscita dell’evento. La calda atmosfera, che veniva piacevolmente recepita dai visitatori ,derivava anche dai tanti, variegati addobbi natalizi che ogni casa, quartiere o negozio del centro storico, spontaneamente proponeva   e dalle luminarie, parto della nostra fantasia e del nostro impegno.


E’ arrivato forse il momento di scuoterci da quel torpore assistenzialistico che ci attanaglia e ci fa pretendere, molte volte fuori luogo, che tutto ci venga dall’amministrazione comunale. Riappropriamoci di quello spirito di iniziativa che ha da sempre contraddistinto la nostra collettività!

La manifestazione

La manifestazione mira a mettere insieme due “contenitori” culturali .

Il primo, di tipo  fisico, è il centro urbano di Altavilla Silentina (via Roma, piazza Umberto I ed il Centro Storico) l’altro, definibile con una terminologia abbastanza in uso, di tipo immateriale,  è l’insieme degli incontri, dei convegni e degli eventi vari.

Quello fisico parte da via Roma, posto ideale per godere di un spettacolo mozzafiato che il nostro paese offre quotidianamente : un panorama unico. L’occhio spazia sulla Piana del Sele e sul golfo di Salerno, delimitato dalla Costiera Amalfitana e da Capri;  su questo scenario poi, tutte le sere, è possibile godere di tramonti suggestivi e mai uguali, una vera manna per gli amanti della fotografia.


In un angolo di Piazza Umberto I è ubicata la Cappella del Carmine, altro gioiello d’arte che proporremo alla visita degli ospiti.


Il centro storico ospiterà la maggior parte delle mostre e delle esposizioni di arte e artigianato lungo un percorso, definito “percorso della sapienza antica”, che proporrà la progressiva e piacevole lettura di canti e proverbi tradizionali. Questi canti e proverbi saranno oggetto di una piccola pubblicazione, intitolata “Farina del nostro sacco”, che sarà possibile avere, previa offerta libera, nel corso della manifestazione. Il danaro così raccolto sarà devoluto per San Biagio così come quello che deriverà dalla vendita del libro “Le novelle dell’acqua fetente” che l’autore, padre Candido Gallo, con l’aiuto de “I Lions” , ha  ripubblicato destinandolo a questa nobile finalità.


Il contenitore “immateriale” contemplerà una serie di eventi diversi distribuiti nei vari giorni meglio dettagliati nel successivo programma.


Ci saranno tre “incontri”   con personalità di assoluto livello.

Per la storia e l’archeologia avremo il piacere di ascoltare la dottoressa Marina Cipriani  che ha riportato l’area archeologica ed il museo di Paestum ai primissimi posti nella classifica dei siti più visitati d’Italia.


Per le scienze ci onorerà della sua presenza il prof. Gaetano Guerra , altavillese di nascita, docente di chimica delle macromolecole all’Università di Salerno nel cui curriculum vitae brilla, tra l’altro, il conferimento da parte del Presidente della Repubblica del Premio Linceo 2003.


Il terzo incontro vedrà protagonista una leggenda dello sport famosissimo anche a livello mondiale, Carmine Abbagnale, uno dei “fratelloni di Castellammare di Stabia”, oro europeo, mondiale ed olimpico nel canottaggio.


Per quanto riguarda i convegni  uno interesserà una  produttività tipica della piana del Sele , la carne bufalina inserita nel contesto della dieta mediterranea; un altro, di


interesse comprensoriale, vedrà coinvolti i rappresentanti delle varie istituzioni locali in una discussione mirante a far decollare un importante progetto di infrastruttura turistica, pronto ad essere presentato a finanziamento, quale la pista ciclabile “Da Paestum al Parco del Cilento”.


Il terzo, riguardante l’arte sacra, proporrà una “lettura” della statua lignea della “Madonna del Latte” , fresca di restauro, secondo gli aspetti artistico, religioso e culturale. Un altro significativo tassello del nostro patrimonio riportato al primitivo splendore.



Sostegno fondamentale a questa manifestazione viene dal supporto garantito dal sito “vivialtavilla.it”, ideato e realizzato da Antonio D’Andrea, che permetterà anche agli altavillesi   residenti in altre parti d’Italia o all’estero di seguire gli eventi proposti.


Su questo sito, tra l’altro , al termine della manifestazione, sarà pubblicato anche l’opuscolo “Farina del nostro sacco” che potrete  stampare per conservarlo e farlo conoscere.


Ad altiora


ALTAVILLA SILENTINA 7-12 DICEMBRE 2010


SAGRA DELLA CULTURA


SINERGIA PER IL RECUPERO DELLA CHIESA DI SAN BIAGIO


PROGRAMMA:

martedi 7 dicembre

ore 17.30 inaugurazione manifestazione con presentazione dell’opuscolo “Farina del

nostro sacco”

ore 18.00 presentazione sito internet “vivialtavilla .it “ a cura di Antonio D’Andrea

ore 19.00 apertura percorso “antica sapienza” ed  enogastronomico

ore 20.00 inaugurazione mostra di pittura”Altavilla Silentina : città tra le città” di Alfonso Mangone

mercoledi 8 dicembre

ore 10.30        INCONTRO CON:

dott.Marina Cipriani

Responsabile museo ed area archeologica di Paestum

Ore 18.00        Convegno:

“La Madonna del Latte” : arte, cultura e religione



Ore 18.30       Concerto del coro “ Musica  Nova”



giovedi 9 dicembre

Ore 18.00      Incontro con Sindaci, Provincia, Comunità Montana ,

Ente Parco sul tema : “Necessità di realizzare infrastrutture in grado di mettere in rete il territorio per promuoverne un serio sviluppo turistico: la pista ciclabile  “Da Paestum al Parco del Cilento”





venerdi 10 dicembre

Ore 18.30             INCONTRO CON :

prof. Gaetano Guerra

(docente di chimica delle Macromolecole –Università di Salerno - Insignito dal Presidente della Repubblica del Premio Linceo nel 2003)



ore 20.30      Un’ora con il gruppo musicale  “Blueyes”

sabato 11 dicembre



ore 18.00  Selezione 5^ edizione “Campania Festival”



domenica 12 dicembre

ore 10.00           Convegno: “Carne bufalina e dieta mediterranea”





ore 12.00             INCONTRO CON:

Carmine Abbagnale (Campione d’Europa, Campione del Mondo, Campione Olimpico di canottaggio)

ore  19.00     Concerto del coro “Gruppo Armonia” Amici di Don Giustino





A partire dall’inaugurazione della manifestazione sarà attivato un percorso che permetterà di fruire

di :

-un panorama unico con la visione pomeridiana di tramonti mozzafiato (via Roma)

-visita alla Cappella del Carmine, piccolo scrigno d’arte

-visita alla chiesa di S.Antonino dove sarà esposta la statua cinquecentesca de “La Madonna del Latte”

-“Percorso dell’antica sapienza” all’interno del Centro Storico con punti espositivi di arte,

artigianato e tipicità

-Personale di pittura “Altavilla Silentina : città tra le città”  di Alfonso Mangone

-“Il borgo antico” un “cafè” anni cinquanta

-La bottega del rame



Enogastronomia:

Lungo il persorso sarà possibile degustare, presso punti ristoro segnalati, tutta una serie di piatti locali realizzati con   prodotti  tipici del comprensorio.



N.B: Il percorso ed i punti ristoro saranno aperti, tutti i giorni dal 7 al 12, anche nella mattinata;

per dettagli, aggiornamenti del programma, organizzazione di visite guidate ed  ulteriori

informazioni basterà accedere al sito:

www.vivialtavilla.it





Gerardo Di Verniere  con la collaborazione di :

Padri Vocazionisti,“Altavilla Viva”, Associazione “Argonauta”, Antonio D’Andrea, “Pagine del Cilento”, “Musica Nova”, “ Gruppo Armonia”, Congrega del Carmine, Amministrazione Comunale, cittadinanza di Altavilla Silentina.

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martedì 23 novembre 2010

L’Auriga Cilento: per non dimenticare le vittime del terremoto del 1980 e lo scempio post sisma.

23 novembre 1980 - 23 novembre 2010: 30 anni da quei terribili novanta secondi che diedero brutalmente il colpo di grazia ad una terra già in ginocchio. Quasi tremila morti, paesi rasi al suolo, famiglie spezzate, vite distrutte, abitazioni sventrate. E al dramma del fato si aggiunse la desolazione delle ore successive quando fra le macerie e i rantoli dei superstiti il giorno portò alla luce i colpevoli di una catastrofe figlia della solita Italia e non del solo Sud: sottosviluppo, clientelismo, speculazione, sfruttamento e impoverimento del territorio.


A quei disperati momenti in cui fu evidente la mancanza di ogni forma di preparazione ad un evento di tale portata seguirono giorni di fuggi fuggi generali di sindaci spaventati e politici minacciati. Altri invece rimasero ancorati alle loro sedie per sfruttare ignobilmente la tragedia. Furono stanziati 70.000 miliardi di lire che si dispersero in mille rivoli inghiottiti dall’ avidità di una classe politica che sulla disperazione degli sfollati cercò di costruire il suo futuro. La tragedia dell’Irpinia, Salernitano e Basilicata divenne in poco tempo il simbolo di una nazione corrotta: appropriazioni indebite di denaro pubblico, allargamento a dismisura delle aree terremotate, spreco.


Ma non solo.


In Campania, il decennio seguente si tinse di rosso: feriti magistrati, uccisi consiglieri comunali di opposizione, assessori, consiglieri regionali e funzionari di polizia, minacciati giornalisti. Tutto mentre si quadruplicava la vendita di Volvo, Mercedes e si innalzavano ville maestose. Entrare fra i comuni terremotati significava godere di contributi statali che si fermavano nelle tasche di pochi. Anche ad Altavilla Silentina in quella tremenda serata si sentì forte la scossa delle 19 e 35. La gente terrorizzata si radunò in piazza. Due furono le vittime per un tragica sorte che li legò per sempre e tanti i ruderi dalle crepe sottili che si trasformarono in abitazioni signorili. Braccianti onesti dalla dignità contadina cacciarono malamente addetti alla rilevazione danni invitandoli a recarsi dai senzatetto dell’Irpinia; intanto uomini facoltosi ristrutturavano seconde case.


Nel nostro paese il lungo periodo post sisma, controverso, disonesto e oscuro definito “terremoto infinito” è oggi riassumibile nelle porte chiuse delle due chiese del centro storico in cui dovrebbe sbattere tutta la rabbia della cittadinanza.


Negli ultimi mesi grazie all’interessamento della sovrintendenza, della diocesi, del parroco e di alcune associazioni locali qualcosa si è smosso e la riapertura teorizzata per decenni potrebbe, a breve, trovare una via definitiva ma quei muri sacri abbandonati dall’Ottanta fra l’indignazione, la rabbia e lo scoramento di molti prima e la rassegnazione di alcuni, ma non tutti, dopo rimarranno per sempre come una vergogna che peserà sulla coscienza di chi ha colpa.


Ma chi ha colpa?


Le classi politiche che si sono succedute e - in periodi non elettorali - hanno preso le distanze definendole di “non appartenenza comunale”? I vescovi? I parroci precedenti all’attuale? Privati senza scrupoli? La popolazione omertosa o quella indifferente? A distanza di tanto tempo è forse inutile andare a scoperchiare pentoloni che bollono ancora ma non possiamo dimenticare.


Martedì 23 novembre sarà soprattutto il giorno del ricordo delle vittime di un destino crudele, vittime di una sorte avversa e di uno Stato che giocò sulle loro vite e i cui segni, dopo trent’anni, sono ancora visibili. L’Auriga Cilento



lunedì 1 novembre 2010

Firma la petizione per dire "NO alle discariche di Macchia Soprana e Valle della Masseria a Serre (SA)"

Sottoscrivere questa petizione non vuol dire solo salvare una popolazione, ma anche salvare un territorio che ha già dato tanto per il problema rifiuti in Campania. Infatti nel raggio di pochi chilometri si contano diverse discariche, alcune anche abusive. Un territorio stanco che non vuole pagare per una cattiva gestione dell'emergenza rifiuti e che in prima persona ha cercato di risolvere attuando un efficiente raccolta differenziata...

Leggi l'articolo completo e, se sei d'accordo (come non esserlo?), firma la petizione!

venerdì 8 ottobre 2010

Cilento Express...ione di inefficienza

Pubblico volentieri la lettera pervenuta in redazione. L'autore è un caro amico del Nord che, ospite ad Altavilla, è incappato in un disservizio che poteva costargli un posto di lavoro... Inefficienza? Superficialità? A volte basta una disattenzione per avvalorare l'immagine stereotipata che si conosce del Sud e questo a discapito di chi lotta quotidianamente per screditarla.

Il Sud è un posto magico. Lo dico da nordico, che ogni tanto deve depurarsi dal nord isterico e petulante. Ho origini perfettamente oriunde, quasi con baricentro esatto: madre siciliana, padre toscano e nato in Piemonte. E proprio in Piemonte, dove risiedo, dovevo recarmi a fine agosto, interrompendo la vacanza cilentana, per la prova scritta di un concorso pubblico.

Cerco su internet, strumento ormai affidabile proprio perché alla rapidità nel reperire informazioni, unisce l’idea che quelle stesse informazioni siano le più aggiornate a disposizione.

Devo recarmi a Capodichino, all’aeroporto di Napoli per un low cost che mi porterà nella capitale sabauda in capo a un’ora e mezza. Da dove mi trovo, Altavilla, scopro che, per non scomodare troppo i miei ospiti, posso prendere un autobus e questo autobus si chiama Cilento Express.

Leggo Wired, una rivista mensile di tecnologia alla quale sono abbonato. Sono indietro e ho in mano il numero di febbraio 2010. Una rivista che sembra di filosofia per certi articoli. Proprio in quello che sto leggendo, si parla di un aliante solare, un progetto per volare con la sola energia del vento e del sole intorno al mondo. Si parla anche di una mongolfiera…

Fantastico: mi faccio portare all’ora giusta alla fermata di Agri Paestum, quella più vicina a dove mi trovo. Arriviamo sul luogo, un agglomerato di negozi e negozietti su uno stradone, con vocazione da centro commerciale. Entro e chiedo dove ferma il bus, non essendoci la “palina”, un posto che possa essere identificato come punto di sosta del bus in questione.

Il primo negoziante mi guarda e sorride, come se gli avessi chiesto se ha visto transitare qualche marziano con l’ombrellone sotto il solleone d’agosto. Ma ancora non mi dice che forse il bus in questione non passa. Dovrò arrivare al terzo negozietto con un proprietario un po’ più loquace e disponibile, per avere il dubbio insinuato esplicitamente: “guardi che forse questo autobus non passa più: è da molto che non lo vedo da queste parti”. Ottimo, anche se intanto il tempo passa e le possibilità di raggiungere Napoli si assottigliano. Chi mi accompagna, ci mancherebbe, si offre pure di portarmi direttamente a Napoli.

E per questo il Sud è un posto magico.

Ma sarebbe anche un posto meno surreale se, a fronte di una ulteriore ricerca su internet – ho un telefono di quelli moderni che si possono collegare al web – e, grazie a un’amica che mi ospita, arriviamo a fare la stessa telefonata e scopriamo la stessa cosa: il Cilento Express non esiste.

Non esiste più dal 2007. Siamo nel 2010 e, alla faccia della rapidità nell’inserire le informazioni e aggiornare il web, sono passati tre anni. Fate una prova e sulla oracolare pagina di Google inserite “Cilento Express”: vi dà ventinovemilacinquecento risultati in zerovirgolasedici secondi.

Interessante per una cosa che non esiste, non trovate?

“Bertand Piccard vede nel volo in mongolfiera una splendida metafora. Come si dirige una mongolfiera? Sapendo che l’atmosfera è fatta di diversi strati di vento, che soffiano tutti in direzioni diverse. «Quindi se vogliamo cambiare traiettoria, dobbiamo cambiare quota. Nella vita, ciò significa salire a un livello psicologico, filosofico e spirituale più alto», dice Piccard. Come si fa? Come si traduce la metafora in qualcosa di più pratico e quotidiano? In mongolfiera è facile: basta lasciar cadere la zavorra […] e si sale.”

Tutto bene quel che finisce bene: ho preso un affidabile treno esistente e resistente, nonostante tutto il male che si può dire, senza sbagliarsi di troppo, sulle ferrovie. Sono arrivato al pelo a Napoli, al pelo a prendere la navetta per l’aeroporto, al pelo per il check-in e per l’imbarco. Mi sono rilassato solo una volta seduto nel claustrofobico spazio assegnatomi dentro l’aeromobile. È il risultato che conta e qui concordiamo tutti. Ma sarebbe bello se almeno su questo il Sud magico diventasse tanto magico da dare il “colpo di reni” finale che, curiosamente consiste in questo caso, semplicemente nella cancellazione di informazioni sbagliate. Anche senza sostituire nulla: nessuno di noi teme l’horror vacui, ma teme moltissimo l’essere indotto volontariamente all’errore.

Penso alle parole che seguono ancora in quell’articolo che in aereo – non proprio una mongolfiera – riprendo in mano: «La gente parla di “spirito pionieristico” pensando che i pionieri sono quelli che sviluppano idee nuove. Non è così. Le idee nuove sono facili da avere. I pionieri sono quelli che hanno il coraggio di buttare fuori bordo molta zavorra. Abitudini. Certezze. Convinzioni. Dogmi. Paradigmi. E quando lo facciamo la vita non è più solo una linea che si sviluppa in una direzione o in una dimensione: diventa l’insieme di tutte le possibili linee che vanno in tutte le direzioni, in tutte le dimensioni».

Chiudo la pagina che sono già in quelle tre dimensioni, fisicamente intendo. L’aeromobile va, nel cielo azzurro sopra il mar Tirreno in direzione nord. Penso che non ci sarebbe niente di pionieristico nell’abolire le tracce web del Cilento Express. Penso che sarebbe bello se la zavorra di quei ventinovemilacinquecento risultati in zerovirgolasedici secondi di Google diventassero zero.

Che bello sarebbe se in questo modo una microscopica, ma comunque significativa, frazione del dogma “il Sud che non funziona” venisse abbattuto.

Luciano Celi

martedì 21 settembre 2010

L’ angelo vassallo si è portato con sé il mio mondo di paglia

Nove colpi sono bastati per frantumare la villa di cartapesta nella mia oasi di fittizia felicità. Ci fu un tempo in cui quattro muri grezzi e un tetto aguzzo erano una dignitosa casa tenuta in ordine da un’adorabile vecchina che era anche mia nonna. L’ingresso al cortile, sul retro, era segnalato da due bastoni in legno marcio distanti a malapena la larghezza di un’automobile. Più che un ingresso era un intervallo fra la vigna e la legna accatastata in attesa di ardere in prodigiosi fuochi invernali. Non c’era il cancello verde, pesante e mobile che slitta ora su un binario lucido ad ogni colpo di telecomando e permette di tenere a debita distanza i visitatori che, nell’ordine, devono: suonare il clacson, scampanellare al citofono, farsi riconoscere ed eventualmente, dopo autorizzazione, entrare. L’ispezione dura pochi secondi perché l’apertura, da anni, è stata spostata sul davanti in modo da avere sempre la faccia al nemico, mai le spalle. Ci fu un tempo in cui l’adorabile vecchina passava il pomeriggio seduta sulla panca in ferro battuto a guardare verso la strada. Nulla ostacolava il suo campo visivo e tutti potevano ammirarla nella sua ieratica compostezza contadina. La vecchina, oggi, avrebbe sofferto di claustrofobia morsa nella stretta del recinto alto tagliato a siepe, dei piccoli ulivi piantati a tutela della privacy, delle canne di bambù che svettano alte a proteggere da sguardi indiscreti. Ci fu un tempo in cui la casa della vecchina era difesa solo da un vecchio e malconcio portone sufficiente alla sua funzione: tenere al riparo dal freddo e dal vento. La vecchina, ogni sera, d’estate, spalancava le finestre prive di inferriate permettendo alla frescura di invadere gli spazi e fissava le zanzariere. Gli insetti erano la sua grande preoccupazione. La sfida di una vita fra lei e loro. Ci fu un tempo in cui la vecchina non saltava un appuntamento con il Tg delle venti, quando era ancora un servizio pubblico, e si incupiva, non si capacitava, realizzava l’esistenza di un altro mondo dove non preoccupavano solo gli insetti. Si è vero, qualche anno prima, un alone aveva offuscato il cielo blu cobalto che copriva le loro teste, ma era stata una nuvola di passaggio, un temporale. Come si chiamava? Come lo chiamavano? Don Qualcosa. L’avevano preso proprio lì vicino. Il giorno prima l’aveva incontrato alla bottega e il giorno dopo, paft, nelle prime pagine di tutti i giornali. La vecchina non sapeva leggere, ma l’aveva riconosciuto, glielo avevano detto. L’ ing. Califano era il “professore della Vesuviana”. Mio Dio, del resto si sa che il topo si nasconde dove il gatto non lo cercherà mai. Ci fu un tempo in cui, in una terra che già nel nome rivela le attese infinite e pazienti del Sud, non si conosceva la paura. Poi arrivò la droga e lo spaccio, poi i resort e i villaggi turistici, poi i porti e gli yatch, poi i rifiuti e le discariche, e gli interessi economici. Ci fu un tempo, ieri, in cui nove colpi hanno svegliato un popolo onesto e credulone che ingenuamente si sentiva esonerato da ogni prevaricazione. Nove colpi che hanno lacerato ogni corpo cilentano e frantumato la villa di cartapesta nella mia oasi di fittizia felicità. Ci fu un tempo, non troppo lontano, in cui nella casa dai muri grezzi si spense quell’adorabile vecchina, che era anche mia nonna, beatamente convinta che il problema del Cilento fossero gli insetti. Tiziana Rubano

venerdì 10 settembre 2010

Quant’è vicino a noi Angelo Vassallo

Ci aveva fatto avvicinare di più Hemingway. Io avevo trovato quei nuovi elementi che permettevano di poter rilanciare l’idea di un soggiorno cilentano, nell’Acciaroli dei primi anni Cinquanta, dell’autore di “Fiesta”.

Al telefono gli anticipai la notizia: “Veramente dici? E falla uscire!”, non mi disse più di tanto.

Era di poche parole, Angelo Vassallo. Ma capace di impuntature a viso aperto. Come nella serata nella quale vennero presentate queste nuove ricerche sulla presenza del premio Nobel. Arrivò al limite dello scontro fisico con degli ascoltatori che rumoreggiarono, da “destra”, in seguito ad alcune parole di un relatore.

Molto pragmatico nell’agire politico quotidiano, tuttavia mai dimenticava il suo essere un uomo “di sinistra” ma mai genericamente “della sinistra”.

La sinistra di Angelo Vassallo era fatta di rigore e di originalità nel portare avanti un modello di sviluppo molto semplice: duplicare nel Cilento costiero le cose migliori che erano state realizzate nella Costiera amalfitana. Lui ci aggiungeva l’anima ambientalista, la cura dei particolari, una forte spinta etica, “al bar non accettava nemmeno un caffè”, e tutti i suggerimenti di quell’élite socio–culturale che già da diversi decenni aveva scoperto Acciaroli.

A Galdo, che è un’altra delle frazioni di Pollica, lontana però dal mare, avevo visto un caffè letterario. Libri e giornali, sigarette, la ricevitoria del lotto ed il banco solo con i libri di autori locali. Poco distante un gruppo teatrale animava serate nelle quali disseminavano tanti indizi e tutti gli spettatori erano chiamati ad individuare il colpevole. “Quel negozietto chiudeva, invece così tanti turisti ci vanno. Funziona sai…”, mi raccontava.

Questo era Angelo, uno straordinario catalogo di soluzioni, idee e provocazioni. Di pragmatismo ed utopia. E poi nessuna indulgenza al “piacionismo”. Cortesia e rispetto. Considerazione per tutto e tutti.

La serata hemingwayana andava per lunghe, lo spettacolo musicale cubano si protraeva, dovevo rientrare. Mi alzo. Vassallo mi ferma. “Sai, io sono di Altavilla”, aggiungo. “Lontanuccio, eh”, commenta.

Con orgoglio ho però visto molti miei compaesani marciare ad Acciaroli con la torcia in mano: Aldo, Lorenzo, Gianni ed altri dei quali non ricordo i nomi.

L’idea che la ferocia del malaffare anche nel Cilento abbia superato tutti i limiti è intollerabile e c’è chi ha sentito dentro di sé l’imperativo a muoversi. A dire la propria, a testimoniare di non volerci stare. C’era tanta gente comune che stava lì certo per “dovere”.

A chi oggi mi chiede: “noi cosa facciamo?” io rispondo che occorre tenere duro, indignarsi, guardarsi attorno.

Cito sempre un libro di Bruno Arpaia: “ Il passato davanti a noi”, storia di un gruppo di ragazzi che nella Ottaviano a cavallo degli anni Settanta ed Ottanta si occupano delle grandi questioni del mondo e non si accorgono che i coetanei con i quali vivono gomito a gomito, un nome a caso è quello di Raffaele Cutolo, sono diventati la nuova camorra organizzata.

Nel numero speciale che ad “Unico” abbiamo voluto dedicare ad Angelo Vassallo la tesi centrale la esprime Luciano Pignataro: nell’omologazione crescente del Cilento al resto della Campania c’è la chiave di lettura del crimine. Non vi sembri patetica la mia richiesta di stare sempre con gli occhi aperti di fronte al luccichio di diversi imprenditori. Soprattutto negli ultimi anni, Salerno e la sua provincia sono diventate silenziosamente una lavatrice del denaro sporco. Una macchina che centrifuga sempre più velocemente in ristorazione, alberghi, negozi, attività per il tempo libero, immobili e terreni. L’avamposto per gli investimenti futuri che la bellezza dell’area inevitabilmente richiamano e che le tradizionali zone campane non sono più in grado di investire. Di fronte a questi pericoli ci servono amministratori locali che non alzino solo belle bandiere e dicano parole di miele ma siano d’esempio per tutti. Come il sindaco Vassallo.

Che davvero ti sia lieve la terra, Angelo.

martedì 26 agosto 2008

Il mondo a portata di vicolo

di Antonietta Broccoli

È da un po’ di tempo che, ad Altavilla Silentina, si respirano gli effluvi di un nuovo vento, primizia e crogiolo di rinnovata vitalità che si tinge dei colori del mondo. Ritratti e mosaici di terre lontane che s’intrufolano tra le pieghe della quotidianità e del vissuto e che coinvolgono con immediatezza e singolarità. Soprattutto nel Centro storico, non è raro scorgere qua e là vezzosi e policromi sari indossati con classe e disinvoltura o visi che svelano, nei tratti e negli occhi, le caratteristiche dell’est Europa con i suoi blu cobalto e d’argento. È sorprendente, poi, lasciarsi guidare, “nella via delle Indie” (al secolo via Municipio), da profumi speziati e dal ritmo di una musica incalzante che ti cattura e ti immerge in una favola senza tempo dal sapore d’oriente. Tutto coesiste con il lento susseguirsi dei giorni e lo snocciolarsi delle abitudini, il ragù domenicale, le canzoni napoletane e le piantine di basilico sdraiate sotto il sole che inonda le nostre finestre e balconi. Ebbene sì, anche questo è il risultato della globalizzazione, di un processo incessante e ineluttabile che interessa tutte le nazioni europee e non solo; ormai siamo diventati una società multietnica, un sistema sociale in cui convivono soggetti con identità etniche diverse che cercano un dialogo costruttivo e rispettoso su ciò che divide, nella prospettiva di trovare ciò che unisce. Il principale, ma non unico, fattore di genesi della società multietnica è costituito dal fenomeno delle migrazioni internazionali che hanno spostato e, per certi versi, cambiato, in maniera quanto mai inconsueta, l’asse dei normali equilibri già precostituiti nella località di accoglienza, sia essa una grande città o anche soltanto un paese di provincia. Immediatamente connesso con questo nuovo tipo di sistema sociale è il problema della regolazione della convivenza tra minoranze e maggioranza, o tra immigrati e società di “ricezione”, che in varie realtà civili, di ieri e di oggi, ha innescato e innesca, spesso e purtroppo, a torto o a ragione, scintille di razzismo e di non o scarsa accettazione del diverso che si trova a condividere la nostra stessa fetta di cielo.La comunità altavillese, come buona parte del Meridione d’Italia memore di forti emigrazioni verso il nord per sfuggire alla miseria, ha ben accolto gli “ospiti” e ha dato vita, negli anni, a politiche sociali d’integrazione, volte a fornire gli strumenti primari per una reale fusione etnica e razziale all’interno della società. Ne sono esempi, i corsi di lingua italiana per consentire una più agevole acquisizione delle regole grammaticali di base su cui s’innesta il linguaggio e il corretto scrivere e le tante iniziative, anche di festa, per avvicinare delle culture, apparentemente lontanissime, ma negli aspetti e valori principali comuni. Un esercito ben nutrito di badanti, muratori, colf, manovali, addetti all’allevamento delle bufale è entrato a far parte del tessuto lavorativo del paese assumendo i lavori dismessi dalla manodopera del posto (un trend, questo, in ascesa su scala nazionale), ma, allo stesso tempo, molto importanti per lo sviluppo e la sopravvivenza della nostra economia locale. Vite, identità, destini che vengono a intrecciarsi con quelli della popolazione locale fino a creare un immenso patchwork, confortevole e caldo antidoto nelle notti della fredda intolleranza. Vite, identità, destini che offrono una riflessione sulla propria identità individuale e comunitaria, la cui rilevanza emerge solo grazie al confronto con l’altro che ci sta di fianco. Ecco la dimostrazione di come la diversità possa arricchire e colmare le indubbie distanze che ci separano: ecco provato come l’integrazione, (e non l’assimilazione che comporta il sostanziale abbandono della cultura d’origine) che accetta e valorizza il pluralismo culturale, crei molteplici opportunità da cogliere e utilizzare a vantaggio di tutti.